Introduzione alla foto Stenopeica

Buongiorno a tutti, oggi vi voglio parlare di una tecnica arcaica, affascinante e se vogliamo quasi misteriosa, la fotografia Stenopeica o Pinhole. Ma prima partiamo da una breve introduzione storica.

La tecnica Stenopeica ha origine antichissima, si può dire che la fotografia stessa è partita da li. Era usata originariamente da pittori paesaggisti in particolare per abbozzare quelli che sarebbero poi dovuti diventare i loro capolavori in un secondo momento. Ma anche da tutti quelli che avevano bisogno di riportare su carta i lineamenti di edifici con maggior dettaglio.

Voi vi chiederete: – ma come facevano? Con un sistema semplicissimo, e cioè applicando un foro in una scatola! Questo foro, chiamato stenope, permetteva alla luce di proiettare quello che era inquadrato sulla parete opposta al foro al rovescio. E qui poi, che questi artisti disegnavano i contorni che occorrevano per il loro lavoro. Lavori che sarebbero poi stati ultimati con calma all’interno delle loro botteghe. Per capirci meglio vi faccio un esempio. Immaginate di essere all’interno di una camera completamente buia che chiameremo camera obscura, cosi era chiamata nel medio evo. In una parete avete un piccolissimo foro dove la luce ha la possibilità di entrare, questo fascio luminoso andando a colpire la parete opposta al foro, proietta quello che si sta inquadrando, quasi come per magia.

La fotografia stenopeica oggi, al contrario di quanto si può pensare, è praticata a vari livelli. Nelle scuole ad esempio i suoi principi sono trasmessi agli studenti per dimostrare in concreto come funziona uno strumento fotografico. Se si ricerca on line, è possibile trovare dimostrazioni pratiche di quanto detto. Anche fotografi amatoriali e artisti utilizzano questa tecnica per dare sfogo alla loro interpretazione delle realtà.

La cosa forse ancor più interessante di tutte sta nel fatto che ognuno può costruirsi un apparecchio fotografico stenopeico utilizzando materiali poveri. Questi materiali di uso comune li possiamo trovare in tutte le case. Partendo da una semplice scatola da scarpe ai comuni barattoli da caffè di latta fino a costruzioni più o meno complesse in legno.

Fondamentale è che tutte siano a completa tenuta di luce, annerite all’interno e dove l’unico spiraglio luminoso è dato dallo stenope. Di grandezza molto piccola, si parla di una punta di ago per capirci della misura di 0,33 mm, 0,38 mm o 0,46 mm. Gli aghi sono disponibili in commercio a prezzi accessibili a tutti.

Lo stenope dovrà avere una precisione quasi perfetta nella sua circolarità e permetterà, a chi si applica nel campo stenopeico, di avere fotografie nel loro complesso nitide. Infine, la costruzione dell’otturatore, anche qui l’ingegnosità si può applicare al massimo costruendone di sana pianta uno come ho fatto io nell’esempio sotto. Oppure usare un semplice pezzo di nastro adesivo, che verrà applicato sopra il forellino per permettere o no alla luce di entrare dentro la nostra camera oscura.

La distanza focale di un obiettivo stenopeico come per un obiettivo normale dotato di lenti è data dalla distanza fisica del foro (stenope) in mm dal supporto impressionabile, che negli apparecchi più semplici è data dalla pellicola o dalla carta di stampa.

Per capirci meglio, se il foro stenopeico ha una distanza dalla pellicola di 5 centimetri e la grandezza del formato di quest’ultima è di 24×36 ci troveremo davanti un obiettivo da 50 mm, e, a se conda della distanza abbiamo ancora un obiettivo panoramico se questa è vicina alla pellicola o un teleobiettivo se il foro viene allontanato. Con un grande vantaggio, la fotografia stenopeica permette di avere in qualsiasi formato e a qualsiasi distanza la messa a fuoco costante su soggetti sia vicini sia lontani rendendoci una totale nitidezza nella profondità di campo.

Calcolo della grandezza del foro e il numero d “f”

Non vorrei annoiarvi presentandovi le formule di calcolo del foro stenopeico o l’esposizione da applicare nelle pose. Occorre però conoscerle per avere una giusta visione del tema e per tutti quei puristi della fotografia che vogliono creare da zero sia la camera oscura che il nostro obiettivo ad “aria”. Esistono, infatti, regole ben definite per stabilire l’uno o l’altro.

Il Diametro ottimale, che deve essere perfettamente rotondo per avere una buona nitidezza, si ottiene applicando la regola seguente:

k – è un coefficiente sperimentale, 0,0013
f – è la distanza focale fisica tra la pellicola o il sensore, se usiamo la reflex, e lo stenope.

Un foro perfetto dovrà essere perfettamente rotondo e la sua realizzazione dovrà essere fatta su una lamina sottilissima, come vedremo in seguito.

Per il numero di “f” invece, diametro e distanza focale ne determinano il suo valore. Vi ricordo che il suo numero da la corretta esposizione da utilizzare e, possiamo ottenerlo cosi:

Naturalmente più è alto il suo valore maggiore sarà il tempo di esposizione da considerare.

Per quando mi riguarda, preferisco muovermi utilizzando il metodo empirico. Sia perché questo mi permette di ottenere più soddisfazione nella riuscita dello scatto, sia perché ho sempre avuto la sensazione che entrando troppo nel dettaglio delle formule matematiche il tutto acquisterebbe un tono troppo asettico e meno poetico se non si debba costruire una Pinhole camera con caratteristiche e materiali meno poveri di una scatola da scarpe.

Semplificando ulteriormente possiamo fare riferimento in modo indicativo a questa tabella:

  • 10-20 secondi di esposizione in caso di sole forte o alto o comunque con molta illuminazione.
  • 40-50 secondi di esposizione se siamo alla presenza di ombra o di un cielo nuvoloso.
  • 20-30 minuti di esposizione se siamo in notturna o in edifici chiusi e poco luminosi.

Costruire una Pinhole camera da una scatola da scarpe.

Di seguito vi mostro un esempio di macchina stenopeica da me costruita seguendo le indicazioni presenti su vari siti. Come detto non occorre niente che non si possa trovare in qualsiasi casa, la camera oscura può essere costruita utilizzando una comunissima scatola da scarpe di qualsiasi tipo (figura 1).
Oltre alla scatola ci serve un pennello, della tinta per cartone nera reperibile in qualsiasi cartoleria (figura 2) e del nastro da carrozziere. Io l’ho utilizzato per tappare eventuali infiltrazioni di luce nel cartone. Per prima cosa occorre fare il buco su cui sarà incollata la lamina su cui sarà fatto lo stenope, per mia comodità, ho preferito farlo prima di cominciare a verniciare di nero l’interno della camera oscura.

Una volta finita la verniciatura (figura 3), consiglio di verificare la presenza di eventuali punti luminosi, da eliminare assolutamente se non vogliamo che la nostra carta fotografica subisca danni e comprometta interamente l’esito della fotografia e qui possiamo utilizzare la carta gommata da carrozziere, che si presta benissimo, per tappare gli ultimi spazi luminosi, naturalmente andranno ricoperti anche questi con la vernice nera.

Ora, una volta completata la camera oscura occorre applicare la lamina con il foro stenopeico (figura 4).
Possiamo procedere per la sua creazione in due modi, ricordate la lamina, deve essere il più sottile possibile, e qui un consiglio pratico ci porta a utilizzare la comune carta d’alluminio per alimenti. Si presta ottimamente direi. Ho scritto in precedenza che il foro dovrà essere il più possibile circolare per migliorarne la nitidezza del risultato finale e, un normale ago da cucito, se non ne abbiamo possiamo acquistarli in un negozio di merceria in varie misure, fa al caso nostro in modo eccellente.

Quindi a questo punto, forate l’alluminio molto delicatamente cosi da creare lo stenope. La lamina di alluminio dovrà essere poi applicata al foro che in precedenza era stato fatto nella scatola dalla parte opposta a quello che sarebbe lo sportello di apertura della nostra macchina fotografica. E qui possiamo utilizzare nuovamente il nastro adesivo gommato per bloccarlo e tappare ancora eventuali spifferi di luce.

Altro materiale utilizzabile oltreché la lamina d’alluminio classica è l’alluminio delle comuni lattine di bibite, queste permettono di avere una resistenza maggiore rispetto alle altre e con un pochino di lavoro in più anche di avere un discreto risultato in precisione, di seguito nella figura potete vederne il procedimento di costruzione:

A questo punto possiamo procedere con la costruzione dell’otturatore, se vogliamo semplificare al massimo, può essere applicato un semplice “tappo” di nastro adesivo o una possiamo costruire una linguetta estraibile come riportato nello schema sotto:

Nel nostro caso ho costruito un otturatore ad apertura/chiusura laterale (figura 5) che è poi stato incollato al corpo macchina come si può vedere nella figura 6. Ultimo passo, l’applicazione della carta fotografica, apro qui una breve spiegazione sui due tipi utilizzabili. Possiamo procedere con la carta negativa e\o la carta positiva, la prima come scritto da origine a un negativo con l’immagine invertita che va in un secondo momento stampata per contatto per ottenere la seconda foto mentre la seconda essendo già in positivo non necessita della seconda stampa e il risultato finale risulta specchiato.

Come nella figura 7, la carta fotografica deve essere applicata dalla parte opposta al foro, naturalmente il procedimento, essendo la carta sensibile alla luce naturale, dovremo farlo al buio o con l’ausilio di una luce inattinica di colore rosso.

È sufficiente una luce rossa di 15w di potenza possibilmente da tenere ad almeno un metro di distanza dal nostro corpo macchina.  Stesso procedimento andrà seguito per togliere la carta fotografica una volta rientrati, a meno che non si disponga di una camera oscura portatile dove possiamo agire in totale sicurezza.

Parleremo in seguito dello sviluppo delle foto. In ogni caso una volta terminato il nostro progetto non ci resta che provare a fare le nostre riprese. Attenzione, non avendo un mirino preciso quello che si vuole fotografare potrebbe risultare non perfettamente in linea con la nostra ottica, possiamo muoverci in due direzioni costruendo un rudimentale mirino o muovendoci per cosi dire ad occhio. È comunque consigliato l’uso di un cavalletto o se non ne abbiamo neanche uno la macchina dovrà essere posata su un piano stabile  se vogliamo ottenere un risultato leggibile come nella foto che segue.

 

Esempio di foto diurna con f\100 con distanza focale di 25 mm circa e uno stenope di 0,25 mm di grandezza con un tempo di esposizione di 10 secondi. Come si vedere il risultato è di una foto con colori reali, una messa a fuoco che sicuramente non può avere la precisione di una foto “standard”. Però i bordi sfumati e il tempo di posa lungo creano un atmosfera particolare nel suo complesso.  Il tipo di foto insomma che si cerca quando si fotografa con l’obiettivo più antico del mondo.

 

 

La fotografia stenopeica in era digitale

Tutti i principi fino ad ora elencati possono essere applicati sia che abbiamo a disposizione una reflex digitale o una reflex analogica, infatti è possibile applicare un obiettivo stenopeico alla nostra macchina. Che sia di costruzione propria o acquistato appositamente, possiamo sfruttare questa tecnica senza troppo lavoro per la costruzione di una macchina stenopeica anche se, di facile fabbricazione. Personalmente propendo sempre per la fabbricazione “home made”, la soddisfazione risulta maggiore a tutti gli effetti.
Cosa ci occorre? Io ho utilizzato un tappo che avevo a in avanzo per il corpo macchina (figura 10), se non ne avete uno in più consiglio di comprarne uno sacrificabile e a pochi euro lo trovate su qualsiasi sito. Del nastro isolante e una porzione di carta d’alluminio per alimenti e il solito ago da cucito. Forate la parte centrale, in questo modo abbiamo creato lo spazio dove poi andrà appoggiato (figura 11) e fissato con del nastro adesivo (figura 12) la solita lamina in alluminio precedentemente forata con il solito ago.

A questo punto abbiamo in mano il nostro obiettivo stenopeico fatto in casa per la nostra reflex digitale o analogica che sia, da provare e riprovare. Nella figura 13 si può vedere il risultato finale applicato al corpo macchina. I vantaggi di usare una digitale per i nostri scatti sono tanti. Ad esempio, impostando il live view possiamo avere subito una visione di ciò che vogliamo fotografare e quindi la precisione è decisamente migliorata. Non dobbiamo sviluppare su carta immediatamente le immagini come nel precedente esempio o in caso di una reflex analogica, e qui devo ammettere che un po’ di magia si perde (ndr).  Al contrario se disponiamo di una classica analogica, consiglio una pellicola con 400 ISO di sensibilità, se vogliamo scattare in bianco e nero. Per tutto il resto valgono le stesse regole di cui ho già parlato. Le impostazioni da utilizzare? Ci sono correnti che consigliano la priorità di diaframmi, gli scatti da me fatti hanno tutti un’impostazione completamente manuale, modalità che preferisco. Ognuno comunque è libero di sperimentare e utilizzare il proprio metodo.

 

Conclusioni

Spero di aver trasmesso quel poco di magia che il mondo ovattato dell’antica tecnica stenopeica ha dato al sottoscritto. I dettagli tecnici sono doverosi per capire almeno un poco i meccanismi anche se semplici di come avvicinarsi al suo mondo.

I vantaggi che se ne traggono sono tanti, ma uno forse quello più importante è dato dallo studio attento che si deve fare mentre si osserva quello che ci circonda. Mentre si scatta si assaporano maggiormente i tempi lenti ma studiati nell’ottenere ciò che si cerca. E soprattutto non abbiamo la frenesia dello scatto continuo, veloce e quasi spasmodico.

Qui ogni scatto va meditato con cura, la composizione va analizzata, la ricerca di curve e forme va enfatizzata.  Non importa se poi non abbiamo una precisione della nitidezza. Importa riscoprire con passione un mondo che, anche se attuale nello scatto, catapulta immediatamente in un periodo passato dove non era fondamentale correre. Dove la morbidezza dell’immagine ottenuta vuole essere un invito, a chi si appresta al mondo stenopeico, ad utilizzare con semplicità un foro fatto d’aria. A catturare la luce quasi che fosse una rivincita nei confronti delle ottiche ultramoderne che conosciamo.

Buona Luce a tutti

Maurizio Peis

Siti consigliati sul mondo stenopeico

Ottimo sito per il download del programma pinholedesigner per la costruzione delle pinhole

Fotografi e siti – sul mondo stenopeico:

https://odesfotografiche.wixsite.com/photo/pinhole-photography

https://www.nikonschool.it/experience/pinhole.php
http://www.wolmerfoto.it/Fototecnica/Stenopeico/Il%20Foro%20Stenopeico.htm
http://www.riccardogazzarri.it/Didattica.html

 

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